LE CASE DEL VEDOVO Commedia rappresentata per la prima volta nel 1892. Un giovane dottore inglese, Trench, in un viaggio di piacere sul Reno, incontra una signorina sua connazionale, Bianca, se ne innamora e la chiede in sposa al padre di lei. Questi, Sartorius, è un vedovo di umile origine ma assai ricco: sennonché il suo patrimonio proviene da un odioso sfruttamento di "slums", luride catapecchie, che egli affitta a caro prezzo, senza provvedere alle necessarie riparazioni e senza curarsi di norme igieniche. Da un suo impiegato, licenziato perchè troppo umano verso i disgraziati inquilini, Trench viene a conoscere la fonte impura della ricchezza del futuro suocero. Vorrebbe allora che Bianca lo sposasse senza portar dote e senza chiedere alcunchè al padre; cosa che alla ragazza non garba. Il fidanzamento è rotto, non prima però che Sartorius abbia dimostrato a Trench che i nobili congiunti di lui attingono le loro ricchezze alla stessa sorgente a cui egli trae le proprie. Sartorius, infatti, ha verso di quelli un debito ipotecario, e parte dei suoi guadagni servono a paga ai loro elevati interessi. Qualche tempo dopo riappare Lickcheese, l'impiegato che Sartorius aveva scacciato e che ha trovato modo di far fortuna sulle orme del suo antico padrone. Egli dimostra a Sartorius la convenienza di migliorare le condizioni delle sue case in vista di una probabile espropriazione di esse da cui trarrà un doppio indennizzo. E Sartorius comprende che l'affare è ottimo. Manca solo l'approvazione del creditore. Trench si adatterà ancora al compromesso e sposerà Bianca, entrambi dominati e travolti senza speranza da forze sociali troppo potenti. ..."Se la mia commedia -Le case del vedovo- non è migliore di quelle di Shakespeare, che sia gettata alle fiamme e non se ne parli più.." (G.B.Shaw) Registrazione radiofonica del 1984, con Gianrico Tedeschi, Francesco Di Federico, Angelica Ippolito, Gianni Agus, regia di Augusto Zucchi.
MOLTO RUMORE PER NULLA Commedia in cinque atti in versi e in prosa, scritta, nella forma in cui la possediamo, nel 1598, ma probabilmente già esistente prima. Shakespeare trasse il motivo drammatico centrale dell'amante indotto in inganno per mezzo di una che assume le sembianze dell'amata. Il principe d'Aragona, don Pedro, al cui seguito sono Claudio e Benedetto (Benedickt), viene a far visita a Leonato, governatore di Messina, padre di Ero e zio di Beatrice. Claudio s'innamora di Ero e vien combinato il loro matrimonio. L'allegra e arguta Beatrice, e Benedetto, scapolo impenitente e spiritoso, si accaniscono a perseguitarsi con i loro motteggi; gli amici decidono di farli innamorare l'uno dell'altra e fanno in modo che Benedetto sorprenda una conversazione in cui il principe e Claudio parlano d'un preteso amore segreto di Beatrice per lui, e Beatrice sorprenda una simile confidenza intorno all'amore che Benedetto nutrirebbe in segreto per lei. Così gli amici si immaginano artefici della sconfitta dei due avversari del matrimonio; ma in realtà già in quel loro perseguitarsi c'era il germe di una segreta inclinazione. Don Giovanni, il fratello bastardo del principe da poco riconciliatosi con lui, è un carattere perverso e dispettoso che, ingelositosi del favore che Claudio gode presso il fratello, escogita una frode per rovinarne il matrimonio: Borraccio, suo servitore, si presenterà di notte sotto la finestra di Ero, e a lei apparirà, vestita con gli abiti di Ero, Margherita, la damigella di compagnia di Ero che ha un debole per Borraccio: il principe e Claudio assisteranno da lontano al colloquio. Così avviene, con l'involontaria complicità di Margherita, che vestendosi da Ero crede d'indulgere ad una innocente mascherata. Claudio e il principe rimangono profondamente scossi e il giorno delle nozze denunziano la condotta della ragazza in chiesa. Ero sviene. Per consiglio di frate Francesco, che è convinto dell'innocenza di Ero, Leonato sparge la voce che la ragazza è morta e Benedetto, stimolato da Beatrice, sfida Claudio a duello per aver calunniato Ero. Nel frattempo Borraccio, in stato di ubriachezza, confessa il tranello a un compagno ed è udito dalle guardie della ronda di notte, ai comandi dei due grotteschi ufficiali della pace Dogberry e Verges, che provvedono alcune scene comiche con le loro papere e puerile incompetenza. Borraccio è arrestato e rivela al principe e a Claudio l'inganno di cui sono rimasti vittime. Claudio offre riparazione a Leonato e viene richiesto di sposare una cugina di Ero in sostituzione della pretesa morta. Al momento delle nozze la sposa si rivela la stessa Ero. Si sposano anche Benedetto e Beatrice e la loro petulante arguzia non li abbandona neanche dinanzi l'altare. Don Giovanni, fuggito da Messina e arrestato, sarà punito. Edizione radiofonica del 1997, numerosi gli interpreti tra cui Elisabetta Pozzi, Franco Castellano, Peppino Mazzotta e la partecipazione di Renato Carpentieri. Regia di Gigi Dall'Aglio.
TURCARET Commedia in cinque atti rappresentata nel 1709.Turcaret ex cameriere, ex usuraio arricchitosi facendo l'appaltatore delle imposte, arrivato all'apice della sua potenza finanziaria, si vergogna della moglie, sposata in povertà, e pagandole una piccola rendita la tiene segregata in campagna, mentre egli a Parigi si dà alla bella vita e passa per scapolo presso una sedicente baronessa di cui è invaghito e da cui si lascia allegramente spennare. La nobile dama accetta e provoca i suoi doni per farne omaggio a un certo cavalier d'industria suo amante del cuore; intanto il servo del cavaliere, Frontino, aiuta la baronessa a derubare Turcaret, il cavaliere a derubare la baronessa e a sua volta arraffa quanto più può al suo degno padrone. Turcaret, ammaliato dalla baronessa, è spinto a rubare in modo così sfrontato e palese che viene accusato, arrestato e imprigionato. Frontino, quando Turcaret è portato via dalle guardie esclama: "Ecco finito il regno del signor Turcaret": comincia il mio". Edizione radiofonica del 1966 replicata il 1994 con Mario Scaccia, Maria Fabbri, Maurizio Gueli, regia di Sandro Sequi.