20080527

UGO BETTI






http://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Betti

CORRUZIONE A PALAZZO DI GIUSTIZIA
Dramma in tre atti scritto nel 1944 e rappresentato per la prima volta a Roma nel 1949. E' considerato generalmente uno dei più riusciti lavori di Betti ed è certo quello che ebbe i più vasti consensi di critica e pubblico.
Nella stanza di un solenne palazzo di giustizia, il consigliere Erzi sta conducendo una terribile inchiesta.Il cadavere di Ludvi-pol, un losco e potente avventuriero, trovato tra le mura del palazzo stesso; l'incendio di una casa e la conseguente morte di una donna allorchè venne ordinata una perquisizione per il sequestro di documenti compromettenti; e soprattutto il putridume e la corruzione dilaganti che sembrano inquinare la città intera:tutto spinge a cercare la pustola rosea che è all'origine del marcio. Il sospetto si addensa sulla sezione Grandi Cause, un piccolo, solitario e malfermo scoglio, come dice uno dei giudici, sul quale piombano da tutte le parti ondate immense, spaventose; e cioè interessi implacabili, ricchezze sterminate, blocchi ferrei manovrati da uomini tremendi. Di fronte alla pesantissima accusa si ingaggia da parte degli indiziati una lotta subdola, insinuante, sottile. E una atmosfera angosciata e allucinante si crea attorno all'inquisitore. I sospetti vengono prima fatti cadere sul presidente Vanan che, stanco e debole, è sul punto di dichiararsi colpevole; ma il gioco diabolico di audacia e di sottigliezze rivela altri tipi: fra gli altri, Croz, vecchio e malato che aspira a diventare presidente; Cust suo contendente che, servendosi d'una lucidissima arma dialettica e di un ipocrita rigorismo morale, aggroviglia e dipana i sospetti. Sarà lui infatti, a svelare a Elena, la giovane figlia del presidente Vanan, fragilità e vizi del padre. Sconvolta, Elena, che ha sempre creduto nella dittatura paterna, si getta nella tromba dell'ascensore. La lotta alla fine si restringe tra Cust e Croz. Morendo per un male improvviso Croz, che intanto era riuscito ad avere le prove della colpevolezza di Cust, si vendica a suo modo, accusa se stesso e indica in Cust il successore di Vanan, ormai quasi svanito di mente. Cust è solo con la sua vittoria, ma anche con il suo rimorso implacabile.
Registrazione radiofonica del 1992 con la regia di Ottavio Spadaro. Con Salvo Randone, Mario Feliciani, Aldo Silvani, Anna Maria Guarneri, Antonio Battistella, Mirella Gregori.
Anteprima di ascolto:
rtsp://mm3.rai.it/radio/radio3/roma/trasxvoi/txva373.rm
Presentazione ascoltabile a questo indirizzo:
http://www.divshare.com/download/5499544-6a8
Per ascoltare la commedia:
http://podcasthall.forumcommunity.net/


20080503

SAMUEL BECKETT









http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Beckett

L'ULTIMO NASTRO DI KRAPP

Lasciando da parte la casualità che ha sempre contraddistinto gli inserimenti in questo blog, origino una dovuta eccezione con questa commedia, essendo ospite per il mese di maggio presso Krapp's Last Post (http://klp.splinder.com/ ) nella sezione audio e, giocando con il titolo elaboro i dovuti ossequi.
E' comunque un'ottima occasione per insinuarsi nel teatro di Beckett, autore che ha scritto espressamente anche per la radio come del resto: Durrenmatt, Miller, Frisch, Brecht, Claudel. ecc ecc.
Di conseguenza vi rimando qui: http://www.samuelbeckett.it/radio.htm#radio1
Questa non è una stesura radiofonica, ma un adattamento ben riuscito intrepretato da Alberto Canetta (Krapp) e Pierangelo Tomassetti (voce narrante) con la realizzazione tecnica di Gianfranco Pongelli e regia di Marco Parodi, prodottto dalla rsi nel 1976.
In questo monologo a due voci, ambientato in una stanza definita tana, Krapp, anziano scrittore fallito, molto miope, è consuetudinario nel riascoltare i nastri sonori dove di anno in anno ha inciso con la propria voce il resoconto degli accadimenti trascorsi.
Sta ascoltando il nastro inciso del suo trentanovesimo compleanno e di ciò che è stato riconosce una continuità solo per l'abitudine alle banane e all'alcool. Un momento del passato che sembra lusingarlo è l'incontro amoroso con una donna che è stata l'unica cosa felice della sua vita: esito conclusivo al dramma dell'esistenza e le registrazioni, gli offrono l'opportunità di poter dialogare con il proprio io trascorso.
Da Teatro:
"Il linguaggio non sa più esprimere il dialogo dell'uomo con se stesso, e l'uomo rimane per un tempo indefinito come sospeso fra due stati di coscienza: l'interminabile sforzo di vivere e la vanità della vita"
(F.Guichanard). Trad. di C. Fruttero, in Teatro (Torino 1961).
Per ascoltare:

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