20080229

TOPAZE







Di Marcel Pagnol.
http://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Pagnol
Commedia in quattro atti rappresentata a Parigi nel 1928.
Descrive l'ascesa del modesto insegnante Topaze, professore trentenne di un istituto privato che diviene un efficiente uomo d'affari e finanziere di successo.
Lavora in un collegio privato, incarnando una morale idealista, insegnando con competenza e scrupolosità le sue materie, con la grande speranza di ottenere le "palme accademiche". Come amante non ha successo: è maldestro e si fa disdicevolmente sfruttare dalla donna dei suoi sogni, la figlia del direttore.
Per aver rifiutato di cambiare i voti del figlio di una baronessa, ricusando quelle regole di gioco e corruzione, è licenziato ed allora viene assunto da Regis Castel Benac, consigliere comunale che traffica su tutti gli affari gestiti dal comune e praticamente ne diviene l'uomo di paglia.
L'assessore e la compagna Suzy, hanno bisogno di uomo poco conosciuto che faccia appunto da prestanome. Topaze, non impiega molto a capire il carattere disonesto delle transazioni a cui è associato, ma sotto l'influenza del fascino di Susy, incanto dal quale lui è molto sensibile, cambia punto di vista: accetta l'ambiente e la ricchezza e diviene lui stesso un uomo d'affari avido e rigido riuscendo anche a liquidare il socio Castel Benac.
La commedia in sostanza descrive il fenomeno della corruzione all'interno della società borghese del dopoguerra e attraverso Topaze, assistiamo ad una satira grottesca di quel mondo capitalista. Pagnol quindi ha preferito adottare l'arma dell'ironia per fare breccia sulla sensibilità dello spettatore, evidenziata a completamento, nella scena del quarto atto, finale della commedia, quando riceve la visita del suo ex collega ed amico Muche.
Essendo una commedia molto lunga, non è stata trasmessa integralmente: una voce narrante, che credo sia quella di Beppe Navello, si frappone tra le scene con spiegazioni sintetiche.
Tra gli interpreti ritroviamo la celebre coppia: "Eleuterio e sempre tua", (Stoppa, Morelli) nelle vesti del protagonista Topaze e la bella Suzy che potete ascoltare in questo breve passaggio:
http://clubdascolto.myblog.it/media/01/02/99abb59af490d09e4340ef8777a3f428.mp3
Inoltre Angelo Calabrese, Adriana Parrella, Jone Morino, Mario Feliciani, Ivo Garrani, Giotto Tempestini, Guglielmo Bernabò, Fernando Solieri, Maia Teresa Rovere.
La regia è di Guglielmo Morandi.
Per ascoltare:
http://www.mediafire.com/?5pwjxnmzybs

20080223

LA BOTTEGA DELL'OREFICE







Di Andrzej Jawien.
Meditazioni sul sacramento del matrimonio, che di tanto in tanto si trasformano in dramma: poema drammatico in tre parti.
La bottega dell'orefice, fu scritta anni fa da Karol Wojtyla, sotto lo pseudonimo di Jawien, quando era vescovo ausiliare di Cracovia, ed è da collegare, per il suo contenuto, ad un'altra sua opera che risale a quegli anni: amore e responsabilità, un libro dove lo stesso tema è trattato in sede morale e teologico.
Ci troviamo di fronte a tre storie di amore e di unione matrimoniale: la prima riuscita, la seconda fallita, la terza che resta aperta sul futuro.
Le prime due storie non hanno apparente rapporto tra loro ma saranno poi collegate dalla terza, vissuta dai figli delle prime due coppie. Cosi il trittico è congiunto dal filo sottile del destino e dalla figura ricorrente di un orefice, che non parla mai direttamente ma di cui tutti parlano: l'artigiano che appronta gli anelli di nozze, simbolo della fedeltà coniugale.
Vicende comuni, personaggi di tutti i giorni che tuttavia l'autore rende protagonisti di un dramma complesso e profondo: quello dell'amore.
Come riconoscere il vero amore? Come definirlo? E' predestinazione o lenta conquista? Possiamo riconoscerlo dall'evidenza della passione o dobbiamo cercarlo in una forza spesso nascosta, operante nel profondo che si manifesta solo a chi la ricerchi con umiltà? L'amore, sembra dire l'autore, è sempre dramma, non è mai un facile incontro e può essere addirittura anche uno scontro, paragonabile, come dice per bocca di un personaggio, a quei processi che saldano l'universo, uniscono le cose divise, arricchiscono quelle grette e dilatano quelle anguste. La forma prescelta dall'autore, non è quella del consueto dialogo teatrale: lo svolgimento della trama è affidato ai monologhi interiori dei personaggi, al flusso della loro memoria e ai commenti di un coro giovanile che a tratti interviene. Luoghi e tempi sono perlopiù quelli rievocati; nessuno dei personaggi è mai solo: in realtà tutti vivono in una perenne comunione spirituale dove anche le assenze diventano presenze.
Così, vivendo e rievocando le loro storie, i personaggi della bottega dell'orefice, si interrogano, scavano nelle proprie coscienze e... si confessano a noi.
Ascoltiamoli.
Milena Vukotic,Walter Maestosi, Raoul Grassilli, Luca Dal Fabbro, Anna Bonaiuto, Cinzia Bruno, Monica Gravina, Enrico Frattaroli.
Per ascoltare:
http://www.mediafire.com/?5pwjxnmzybs

20080213

GRAHAM GREENE









http://it.wikipedia.org/wiki/Graham_Greene
IL CAPANNO DEGLI ATTREZZI

Autore letterario britannico che può essere considerato uno degli scrittori a cui il cinema ha più attinto o tratto spunto dai suoi romanzi adattandoli al grande schermo e in alcuni casi, concorrendo attivamente alla stesura delle sceneggiature.
Meno ricca la produzione teatrale. Questo "The potting shed" è un dramma psicologico concentrato su di un segreto tenuto dalla famiglia Callifer per quasi trent'anni al figlio James.
Egli cerca di scoprire questo mistero della sua infanzia e del suo passato anche con l'aiuto di un medico.
Ma sarà lo zio, il sacerdote padre William (A.Foà) a confermare la sua scoperta: un (tentato) suicidio nella capanna degli attrezzi compiuto all'età di quattordici anni.
Lo stesso reverendo si impegnò per salvare la vita del nipote, facendo una misteriosa ed inquietante promessa a Dio.
Qui entra in gioco il miracolo o presunto tale, con tutte le contraddizioni e convinzioni dei personaggi della famiglia Callifer: ancorati alla pura razionalità scientifica e quindi incapaci di voler intendere o accogliere la veridicità di un evento ultraterreno o soprannaturale.
La regia è di Alessandro Fersen, gli interpreti: Lauro Gazzolo, Renato Cominetti, Vanda Capodaglio, Aroldo Tieri, Arnoldo Foà, Antonio Battistella.
Per ascoltare:
http://www.youshare.com/view.php?file=rich..._di_ascolto.zip

20080210

HONORÉ DE BALZAC








http://it.wikipedia.org/wiki/Honor%C3%A9_de_Balzac
EUGENIE GRANDET
Pubblicata alla fine del 1833 narra di papà Grandet, della serva Nanon, della debole moglie e la figlia Eugénie, attorno alla quale ronzano i desideri e le cupidigie delle due grandi famiglie nella cittadina di provincia: i Cruchot e i Des Grassins. La stessa sera del genetliaco della bella Eugenia si presenta alla porta Charles Grandet, suo cugino, educato nel lusso e nell'ozio cittadino, di cui ella si innamora perdutamente; ma sfortuna vuole che Charles, dopo il suicidio del padre, si trovi in eredità tutti i debiti del defunto.
Papà grandet non vuole vederlo diventare suo genero poichè teme soprattutto per il suo oro e denaro, colmo com'è di un'avarizia morbosa. Charles è costretto a rifugiarsi e tentare la fortuna all'estero non senza giuramenti di eterna fedeltà alla cugina.
La vita di Eugenia, sarà tutta condizionata da quell'episodio, con la figura del padre che andrà via via ad accrescere il suo peso.
Al ritorno di Charles, gli accadimenti assumeranno contorni molto lontani dai desideri a cui entrambi i giovani ambivano.
Balzac offre un'immagine estremamente pessimista della società di quel tempo attraverso Eugenia, compressa suo malgrado tra la morsa delle dittature paterne da un lato e tutte le difficoltà di una piccola città di provincia dall'altro, condannata così a vedere i suoi sogni irrealizzati.
Regia di Ernesto Cortese.
Per ascoltare:
http://www.mediafire.com/?5pwjxnmzybs

LEV NIKOLAEVIC TOLSTOJ






http://it.wikipedia.org/wiki/Lev_Tolstoj

LA POTENZA DELLE TENEBRE
Dramma in cinque atti.
La vicenda è imperniata su Nikita, giovane bello e spregiudicato che, dipendente del ricco contadino Petr, ha una relazione con la moglie trentenne di quest'ultimo, Anis'ja. Akim, padre di Nikita, vorrebbe che il figlio interrompesse il rapporto di lavoro con Petr e troncasse la fedigrafa relazione per sposare l'orfana Marina, peraltro già sedotta dal giovane, mentre la madre di Nikita, Matrena, opportunista e avida, convince il figlio a restare dov'è. Nel frattempo Petr muore, avvelenato dalla moglie: si celebrano così le infauste nozze tra l'omicida Anis'ja e Nikita.
Quet'ultimo, sempre più dissoluto, si dà all'alcool e ai bagordi, seducendo perfino la figliastra sedicenne Akulina, da cui ha un figlio; questi viene ucciso appena nato da Matrena e Anis'ja, che coinvolgono nel delitto anche l'ubriaco Nikita. L'alleanza tra Matrena e Anis'ja è ora sempre più diabolica: le due donne, infatti, meditano di togliere di mezzo anche Akulina, costringendola a sposarsi per poi impadronirsi delle ricchezze che la giovane ha ereditato dopo la morte del padre.
Durante la celebrazione delle nozze di Akulina, però, Nikita è colto dal rimorso e confessa tutto, consegnandosi alla polizia: Akim, finalmente, può abbracciare il figlio che con la sua confessione ha meritato la divina pietà.
(testo interamente tratto da "Dizionario del teatro"di Udina-Bevilacqua)
Edizione radiofonica trasmessa nel 1997, con la regia di Pietro Massirano Taricco.
Tra gli interpreti: Ludovica Modugno, Elena Zareschi, Enrico Maria Salerno, Renzo Ricci, Renato Cominetti, Lia Curci, Giotto Tempestini.
Per ascoltare:
http://podcasthall.forumcommunity.net/

FRANCOIS MAURIAC








http://it.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7ois_Mauriac
AMARSI MALE
Dramma in tre atti rappresentato per la prima volta nel 1945.
E' la storia di due sorelle di cui una, la più anziana Elisabetta è prossima al matrimonio con Alain, amico di entrambe. Egli è visto con disappunto dal padre delle due, racchiuso nel proprio egoismo e diventato alcolizzato dopo il tradimento e abbandono della moglie; accudito come una moglie dalla promessa Elisabetta, teme di perdere servigi e privilegi. Nonostante la dissolutezza dovuta al bere è l'unico in famiglia che si accorga esplicitamente del conflitto sentimentale delle due figlie: contesa nata a causa di innocenti baci infantili con i quali il giovane Alain, con somma leggerezza, aveva illuso la ancor più giovane Marianna. Proprio Marianna (inconsciamente o volutamente?), fa credere al padre che è pronta anche a togliersi la vita e questo induce la sorella maggiore a sacrificare i propri sentimenti per salvare la minore.
Nasce così un matrimonio assurdo che porta ad una situazione snaturata nei sentimenti.
Per la regia di Sandro Bolchi, vede come interpreti Valentina Fortunato ed Elena Costa nei panni delle due sorelle, Achille Millo è Alain, il padre Gianni Santuccio.
Per ascoltare:
http://www.mediafire.com/?5pwjxnmzybs


20080202

THOMAS STEARNS ELIOT









http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Stearns_Eliot

ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE

L'azione si svolge in Inghilterra a Canterbury nel 1170 quando l'arcivescovo cattolico della cittadina torna dopo 7 anni di esilio.
Torna con l'ntento di ricomporre il dissidio che divide la chiesa dallo stato di Enrico II; il finale è storico e scontato: quattro cavalieri del Re, gli intimano di sottomettersi e al rifiuto di Thomas Becket lo uccidono.
Così la sostanza di questo dramma che Elliot, come sempre nel teatro del grande poeta inglese, non è nei fatti pur precisi e violenti ma nel tormento e nei dubbi della coscienza dell'arcivescovo, nei suoi figurati incontri con i quattro cavalieri tentatori.
Questi gli ripropongono i piaceri i poteri e l'ambizione terrena, tentazioni che Becket supera facilmente, mentre l'ultimo gli crea i dubbi più atroci suggerendogli il desiderio di martirio: così gli consiglia di perseverare nella sua posizione ribelle per guadagnarsi la venerazione delle generazioni future.
II contrasto tra i conflitti terreni e il trascendente su cui Elliot lavora sempre attraverso la forza, la suggestiva violenza dei suoi versi, qui assume una potenza particolare che ha il proprio momento centrale nella predica che apre la seconda parte di questo lavoro. I martiri non sono fatti a caso, assicura Becket, sottolineando
come quel che conta è la scelta di vita che poi attraverso la morte guiderà sino a Dio.

Assassinio nella cattedrale è del 1935, si tratta della prima opera drammatica di Elliot che, anche in armonia con il carattere religioso del dramma, si è servito per i sui versi di una metrica vicina a quella del versetto biblico: si è parlato così di teatro medioevale e di teatro greco per la presenza del coro delle donne che è vero solo per quanto riguarda la misura classica di questo dramma.
Il grande Memo Benassi presta magistralmente la sua voce per intrepretare l'arcivescovo, la regia è di Enzo Ferrieri che risale al 1954. La traduzione è di Alberto Castelli e gli altri interpreti sono: Giulio Bosetti, Nando Gazzolo, Fernando Farese, Romolo Valli
Diego Michelotti, Enrica Corti.
Per ascoltare:
http://www.mediafire.com/?5pwjxnmzybs

20080201

CHE COSA SONO LE NUVOLE







Di Pier Paolo Pasolini.
Questo è il terzo episodio del film "Capriccio all'italiana" scritto e diretto da Pasolini nel 1967.
Naturalmente non è una registrazione audio del film in questione, ma una versione radiofonica curata e diretta da Marco Parodi che non stravolge l'originale immagine del poeta ma bensì ne accresce e sottolinea il gioco teatrale.
La storia narra di una compagnia di attori-marionette che mette in scena una versione farsesca della tragedia
Shakespeariana Otello; il pubblico popolare che presenzia alla rappresentazione non approva la conclusione
della storia che prevede, l'assassinio di Desdemona da parte di Otello.
Gli spettatori, saliti sul palco, uccidono Jago e Otello portando in trionfo Desdemona e Cassio.
Straordinaria l'ultima scena del film, in cui Jago-Totò e Otello-Ninetto Davoli vengono scaraventati
nel camion della spazzatura e quindi nella discarica. Sepolti dai rifiuti, intravedono sopra di loro il cielo
azzurro disseminato di nuvole bianche."Iiiiiih che sò quelle?" chiede Otello. "Sono le nuvole" risponde Jago. "E chè sò e nuvole?" "Quanto sò belle...quanto sò belle e nuvole"replica Otello.
A ravvivare questa edizione radiofonica: Pino Micol, Davide Garbolino, Elena Pau, Antonio Ballerio,
Riccardo Peroni, Massimo Loreto diretti magistralmente da Marco Parodi.
Ho trovato intrigante questa nota di regia che vi ricopio integralmente:

La vicenda avanza atto per atto sin quando il pubblico, ignaro del modello originale inglese, preso da un eccessiva immedesimazione, decide di salire sul palco giustiziando Jago e Otello, e salvando la candida Desdemona. La furia della gente non è però improvvisa, è solo nel finale che esplode, dopo aver introiettato l’inviolabile malvagità di Jago e l’intollerabile ingenuità del moro. Il neonato Otello, in quanto cosciente di sé, apprende una realtà differente da quella che conosce: Jago, la marionetta, gentile con lui come tutte le altre in teatro, si è adesso dimostrato perfido sulla scena, una temibile macchina di trame malefiche con fini ancora più esecrabili. Perché, si chiede il giovane Otello nel retroscena, anche io mi faccio così schifo, perché dobbiamo essere così diversi da come ci crediamo? Non sarà Jago a rispondere, non il personaggio scespiriano né la marionetta che vi sta dietro: è il poeta/ Jago, che sussurra una dolorosa e magica verità: “Eh…figlio mio. Noi siamo in un sogno dentro un sogno”.
Gli atti si susseguono somiglianti più ad uno spettacolo di pupi che ai classici elisabettiani, la trama si consuma fra i ghigni di Jago in confidenza con Roderigo e col pubblico, che lo sopporta sempre meno, annunciando ogni mossa: al momento propizio avvicinerà Otello. Ed è qui che rimane intatto il fulcro dell’opera di Shakespeare: il conflitto tra la razionalità filosofica di Jago, fatta di subordinate e conclusioni che si accodano a supposizioni in definitiva oneste e logiche, ma che partono da basi del tutto inventate e ipocrite, e l’istintività di Otello, il suo agire senza riflessione e l’incapacità di opporsi alle tremende teorie che Jago suggerisce: egli infatti bada bene a non farsi testimone del tradimento di Desdemona, ma si limita a suggerire e mettere insieme fatti che, nella mente di Otello, si palesano per certezza.

Ma la tragedia scespiriana non si sviluppa sino al termine, e non perché interpretata da clown, ma è il pubblico stesso che la censura. Incolto ma coinvolto più degli attori: forse solo Otello è sconvolto dal proprio ruolo, così come lo è il pubblico che non distingue fra realtà e finzione. Jago è vecchio e saggio e conosce il divario, ma è inerme di fronte ad un’imposizione che ha del divino.
Quando il vortice della fine travolge il microcosmo delle marionette, decapitando i ruoli di Jago e Otello, un Caronte melodioso trasporta le salme in una discarica abusiva en plain air. Qui è una seconda rinascita per Jago e un nuovo capitolo per Otello: il contatto con un mondo esterno misero e sporco che, secondo come lo si osserva, sprigiona un fascino ed una bellezza sconfinati. Otello non trattiene la gioia, scoppia a ridere e chiede: “Che so’ quelle?”; Jago, che ha una conoscenza superficiale delle cose, risponde “Quelle…sono le nuvole”. Otello non nasconde la sua curiosità e insiste “E che so’ ste nuvole?”. Anche Jago, a faccia su, sopra un tappeto di immondizia, è incantato: “Mah…”. L’universo in cui “dovemo esse così diversi da come se credemo è lontano, il palco in cui recitare parti già scritte – il ripetersi nella Storia – è scomparso, resta una sensibilità verso confini più fuggevoli e incomprensibili che non il quotidiano agire umano.
Per ascoltare:
http://www.mediafire.com/?5pwjxnmzybs