20100225

GEORGE BERNARD SHAW













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LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA WARREN

Commedia in tre atti. Per l'arditezza del suo tema non potè apparire sulle scene prima del 1902.
La signora Warren, nata nella più squallida povertà, ha cercato la sua fortuna nel vizio. E' tenitrice di case di ritrovo in varie città del continente e ne trae grande lucro. Ma a sua figlia, Vivie, ragazza moderna e intelligente, ha tenuto nascosta la sua professione, le ha dato un'educazione signorile e il modo di compiere gli studi universitari. Un capitalista suo finanziatore, sir George Croft, vorrebbe ora sposare la ragazza, ma Vivie ha un amoruccio con un giovane, Frank, figlio poco esemplare di un pastore anglicano. La giovanetta intuisce che nella vita della madre e nell'ambiente che la circonda vi è qualche cosa di torbido e la rivelazione avviene improvvisa, provocata da lei stessa una sera che, con il suo freddo piglio di ragazza moderna, ha irritato la madre spingendola a narrarle il proprio passato. Vivie si commuove apprendendo le circostanze che hanno determinato il traviamento di sua madre e, in fondo, ne ammira l'energia. Ma quando viene a sapere da Croft quanto siano larghi i profitti che la signora Warren e lui traggono dalla loro losca attività, quando vede la madre risoluta a non ritirarsi dagli affari, rinuncia a ogni rapporto con lei, come rinuncia a Frank, buon diavolo ma frivolo e inconsistente, per dedicarsi ad una vita indipendente di lavoro in un ufficio.



20100105

ANTONIO TABUCCHI








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I DIALOGHI MANCATI
Versione radiofonica di uno spettacolo già presentato in teatro, i "dialoghi mancati", come ricorda lo stesso Tabucchi intervistato da Dante Cappelletti presentatore del ciclo, scaturisce dall'unione di due lunghi monologhi, costellati qua e là da altri interventi.
Nel primo, intitolato "Il tempo stringe", la storia ruota sul mancato incontro tra due fratelli: il protagonista, infatti, giunge in ospedale poco dopo la morte del fratello e nel dramma del momento gli racconta, con toni drammaticamente efficaci e ricchi di umanità, tutto quello che non era riuscito a dirgli quando era in vita.
La seconda parte "Il signor Pirandello è desiderato al telefono" è una sorta di dialogo immaginario tra il poeta e scrittore portoghese Fernando Pessoa e Luigi Pirandello.
E 'anche questo un dialogo mancato perchè, seppure contemporanei, è improbabile che i due scrittori si siano mai incontrati.
Proposta radiofonica di radiotre inserita nel ciclo "la parola e la maschera", dedicata agli autori italiani del nostro tempo.
Con Roberto Herlitzka, Stefano Gragnani, Cristina Fondi; regia di Teresa Pedroni.
Presentazione e intervista telefonica con l'autore:








I dialoghi:

20091227

SAMUEL BECKETT













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ASPETTANDO GODOT

Rappresentato per la prima volta nel 1953 e recitato da allora sui principali palcoscenici del mondo, stroncato e applaudito con passione, è l'opera che maggiormente ha contribuito alla fama del suo autore.
In un angolo di campagna, dove la presenza di un albero non riesce a riempire il vuoto, in una sera che non passa mai, due barboni aspettano un certo Godot. Non l'hanno mai visto, non sanno nemmeno perchè lo attendono. Sperano di ottenere qualcosa da lui, ma non sanno che cosa.
Ciò che li trattiene, vago come il paesaggio, è questo dato di fatto: ha promesso di venire.
L'attesa serve loro da alibi, dà pretesto per restare insieme fino a notte fonda, fornisce una ragione per non impiccarsi se non un modo di ammazzare il tempo. E il tempo è ribelle, ostinato e subdolo, passa come gli pare, ha il gusto della contraddizione, gli piace trascinarsi e attardarsi quando si vorrebbe che passasse in fretta; sembra compiacersi in compagnia di questi poveracci così penosamente sprovvisti di immaginazione e risorse. La giornata non finirà dunque mai? Quando scoccherà l'ora in cui apparirà Godot? Estragon e Vladimir se lo domandano e ridomandano: Godot è il loro principale argomento di conversazione. Si ha l'impressione che essi interroghino l'eco, il deserto sordo che li circonda. Irrisorie, le loro voci si perdono. L'eco si spegne. Il cielo è vuoto. Non accade nulla. Sono là insieme e non sanno più nemmeno perchè. Tuttavia fanno fatica a sopportarsi. Spesso uno dei due se n'è andato per la sua strada, vagando nel nulla. Ma l'abitudine è la più forte delle catene: ha fatto sì che si trovassero insieme, che ricominciassero a parlare delle loro piccole miserie, del vuoto della loro vita, di ricordi così vaghi, così sfocati, così incerti; di fatti che potrebbero accadere e, in realtà, non accadono mai, dell'ipotetica venuta di Godot. Si ripetono: il loro dialogo è più monotono dei monologhi. Beckett riesce mirabilmente a farlo sentire senza mai cadere in questo difetto. Si ripete con tanta abilità che l'azione teatrale non annoia e anzi guadagna dal punto di vista comico. Se non c''è azione in questa strana opera teatrale, c'è tuttavia una diversione. Sulla scena appare una coppia ancora più singolare da quella formata da Estragon e Vladimir: un padrone e il suo schiavo. L'uno tratta l'altro in un modo odioso, peggio di un cane; non contento di dargli come unico pasto gli ossi del pollo che egli ha divorato, lo frusta con crudeltà folle.
Eppure, come Estragon si rassegna a Vladimir, lo schiavo subisce il padrone. E la sofferenza inflitta non dà alcuna gioia al tiranno.




Con questo breve riassunto della vita quotidiana, Beckett sembra denunciare lo sfruttamento dell'uomo da parte dell' uomo, tanto nella società quanto nella coppia dove, troppo frequentemente, l'uno impone il suo giogo all'altro senza trarne alcun profitto. I due passanti restano là un pò di tempo a stupire Estragon e Vladimir e, alla fine, legati uno all'altro in un carro grottesco, se ne vanno rumorosamente. Cade il silenzio. " Bè, ha fatto passare il tempo" dice Vladimir. "Sarebbe passato lo stesso" risponde Estragon. " Sì ma più adagio" dice Vladimir.
Poco dopo un ragazzo annuncia che Godot non verrà questa sera, ma domani; giunge il domani e tutto ricomincia. Stesso dialogo sconclusionato, insignificante, penoso ( ma proprio per questo, irresistibilmente buffo). Ricompaiono i passanti del giorno prima, invecchiati: il tiranno ora è cieco, lo schiavo muto. La coppia barcolla cade, si rialza faticosamente. Godot manda nuovamente il ragazzo per scusarsi: verrà sicuramente, ma domani.